Glossario della ristorazione
Le parole della gestione di un locale, spiegate con la stessa logica delle nostre guide: una definizione che risponde da sola, poi la formula, un esempio con i numeri, i valori di riferimento, gli errori più comuni e le domande frequenti. 62 voci in ordine alfabetico, ciascuna con la sua pagina.
A
- All you can eat (AYCE)
- Formula a prezzo fisso in cui il cliente ordina senza limiti dal menu. Il margine dipende dal consumo medio per coperto, non dal prezzo del singolo piatto.
- Allergeni
- Le 14 sostanze o prodotti che il Regolamento (UE) 1169/2011 obbliga a indicare quando sono presenti in un alimento, anche somministrato al tavolo.
- Analisi ABC
- Classificazione degli articoli di magazzino per valore d'acquisto: la classe A è il 20% delle referenze che vale l'80% della spesa, ed è quella da controllare ogni settimana.
B
- Beverage cost
- L'incidenza percentuale del costo delle bevande sui ricavi delle bevande, al netto dell'IVA. È il food cost applicato a vini, birre, cocktail e caffetteria.
- Break even point (punto di pareggio)
- L'incasso al quale i ricavi coprono esattamente tutti i costi, fissi e variabili. Sotto quel punto il locale perde, sopra guadagna.
- Business plan del ristorante
- Il documento che descrive il locale, il mercato e i numeri attesi: investimento iniziale, costi fissi, scontrino medio, coperti e break even, di solito su tre anni.
C
- CCP (punto critico di controllo)
- Una fase del processo in cui un controllo è essenziale per prevenire o eliminare un pericolo per la sicurezza alimentare: temperatura di cottura, raffreddamento, conservazione.
- Coefficiente moltiplicatore (markup)
- Il numero per cui si moltiplica il costo degli ingredienti di un piatto per ottenere il prezzo di vendita netto. È l'inverso del food cost obiettivo: × 3 equivale a un food cost del 33%.
- Comanda
- L'ordine preso al tavolo e trasmesso alla cucina o al bar. In digitale collega sala, cucina e cassa e diventa il dato di vendita per piatto.
- Commissioni delivery
- La quota del prezzo che le piattaforme di consegna trattengono su ogni ordine, di norma fra il 25% e il 30%. Sul margine del piatto pesa più degli ingredienti.
- Coperto
- Ha due significati: il cliente servito (si contano i coperti per calcolare lo scontrino medio) e la voce in conto per il servizio e il pane, dove è ammessa.
- Costi fissi
- I costi che il locale paga anche a serranda abbassata: affitto, personale a tempo indeterminato, ammortamenti, canoni, assicurazioni, commercialista. In un ristorante pesano il 40-50% del fatturato.
- Costi variabili
- I costi che crescono con le vendite: materie prime, bevande, confezioni per l'asporto, commissioni delle piattaforme, extra di sala, lavanderia a consumo.
- Costo del piatto (costo porzione)
- La somma in euro degli ingredienti di una porzione, pesati, al prezzo dell'ultima fattura e al netto della resa. È il numero da cui si parte per fissare il prezzo; non va confuso con il food cost, che è una percentuale.
- Costo del venduto (COGS)
- Il costo delle merci consumate per produrre quanto è stato venduto in un periodo: giacenza iniziale più acquisti meno giacenza finale. Nella ristorazione è la somma di food cost e beverage cost in euro.
- Cross-selling
- Proporre al cliente un prodotto complementare a quello ordinato: il contorno con il secondo, il vino con il piatto, il dolce con il caffè. Alza lo scontrino medio senza alzare i prezzi.
D
- Data di scadenza
- Il termine oltre il quale un alimento molto deperibile dal punto di vista microbiologico può diventare pericoloso: si scrive «da consumare entro» e dopo quella data il prodotto non va né venduto né consumato.
- DDT (documento di trasporto)
- Il documento che accompagna la merce dal fornitore al locale quando la fattura viene emessa dopo, di solito a fine mese. Riporta articoli e quantità, raramente i prezzi.
- Distinta base
- L'elenco strutturato di tutto ciò che compone un prodotto, con quantità e livelli: per un piatto, gli ingredienti e le sottoricette, ciascuna con i suoi ingredienti. È il nome industriale della ricetta standard.
E
- EBITDA (margine operativo lordo, MOL)
- L'utile prima di interessi, imposte, ammortamenti e svalutazioni: ricavi meno costi operativi, cioè quanto genera la gestione del locale in sé. In ristorazione un MOL sano sta fra il 10% e il 20% del fatturato.
- Etichettatura degli alimenti
- L'insieme delle informazioni obbligatorie su un alimento: per i preimballati le definisce l'articolo 9 del Regolamento (UE) 1169/2011, per le preparazioni interne le definisce il piano di autocontrollo.
F
- Fattura elettronica (SDI)
- La fattura in formato XML trasmessa attraverso il Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate. Per un ristorante è anche la fonte più affidabile dei prezzi di acquisto, riga per riga.
- Fatturato e ricavi
- Il fatturato è la somma di quanto è stato fatturato o battuto in cassa, IVA inclusa; i ricavi sono la stessa somma al netto dell'IVA. Tutte le percentuali di gestione si calcolano sui ricavi.
- FIFO (first in, first out)
- La regola di magazzino per cui si usa prima il prodotto entrato prima: in cella il lotto più vecchio sta davanti e si consuma per primo. Riduce gli scaduti e rende l'inventario leggibile.
- Food cost
- L'incidenza percentuale del costo delle materie prime alimentari sui ricavi netti, calcolata su un piatto o su un periodo. Un piatto con 5 € di ingredienti venduto a 16,36 € netti ha un food cost del 30,6%.
- Food cost reale (passivo, consuntivo)
- Il food cost di un periodo calcolato dai consumi effettivi: giacenza iniziale più acquisti meno giacenza finale, diviso i ricavi netti. Include sprechi, porzioni abbondanti ed errori, perché misura quello che è uscito davvero dalla cucina.
- Food cost teorico (attivo, preventivo)
- Il food cost calcolato dalle ricette: costo standard di ogni piatto moltiplicato per le quantità vendute, diviso i ricavi. Dice quanto dovrebbe costare il cibo se tutto andasse come scritto nella ricetta.
- Full cost (costo completo)
- Il costo di un piatto che include, oltre agli ingredienti, una quota di personale, affitto, utenze e altri costi del locale. Risponde alla domanda: sotto quale prezzo questo piatto fa perdere soldi?
G
- Ghost kitchen (dark kitchen)
- Una cucina che produce solo per il delivery, senza sala né clienti al banco, spesso con più marchi dalla stessa linea. Vive di costi fissi ridotti, ricette standardizzate e di un margine per ordine che va calcolato dopo commissione e confezione.
- Giacenza
- La quantità e il valore della merce presente in magazzino, in cella e in dispensa in un dato momento, valorizzata al prezzo di acquisto. La giacenza di inizio e fine mese è ciò che trasforma gli acquisti in consumi e rende calcolabile il food cost reale.
H
- HACCP
- Hazard Analysis and Critical Control Points: il metodo obbligatorio in Europa (Regolamento CE 852/2004) con cui chi manipola alimenti individua i pericoli, fissa i punti critici di controllo e documenta i controlli in un piano di autocontrollo.
I
- Inventario
- Il conteggio fisico della merce in magazzino, in cella e in dispensa, valorizzato ai prezzi di acquisto. Fatto a inizio e fine mese trasforma gli acquisti in consumi e rende calcolabile il food cost reale; ogni settimana sulla classe A intercetta gli sprechi.
- IVA nella ristorazione
- La somministrazione di alimenti e bevande al tavolo e al banco è soggetta all'aliquota del 10%. L'asporto segue l'aliquota del prodotto venduto. Tutti gli indicatori di gestione, food cost in testa, si calcolano al netto: prezzo in carta diviso 1,10.
L
- Labor cost (costo del personale)
- L'incidenza del costo del personale, titolare compreso, sui ricavi netti. Nella ristorazione italiana sta fra il 30% e il 35%; oltre il 40% serve un intervento sull'organizzazione, non sui prezzi.
- Listino fornitore
- L'elenco dei prezzi a cui un fornitore vende i suoi articoli al locale, con unità di misura e confezioni. È la base del costo delle ricette, cambia più spesso di quanto si pensi e il prezzo vero è quello dell'ultima fattura, non quello scritto a gennaio.
- Lotto di produzione
- L'insieme di unità di un alimento prodotte, fabbricate o confezionate in circostanze praticamente identiche, identificato da un codice. Serve a circoscrivere un richiamo o un ritiro ai soli prodotti coinvolti, ed è disciplinato dalla Direttiva 2011/91/UE.
M
- Margine di contribuzione
- Quello che resta del prezzo netto di un piatto dopo aver pagato i suoi costi variabili, in primo luogo gli ingredienti. È la cifra in euro che ogni piatto lascia per coprire i costi fissi: una tagliata a 20 € netti con 6,53 € di ingredienti ne lascia 13,47.
- Margine lordo
- Ricavi netti meno costo del venduto: quello che resta dopo aver pagato cibo e bevande, prima di personale, affitto e tutto il resto. In ristorazione sta di solito fra il 65% e il 72% dei ricavi, ed è il complemento del food e beverage cost.
- Menu engineering
- Il metodo che classifica i piatti in base a quanto vendono e a quanto margine lasciano, in quattro categorie (stelle, cavalli da tiro, enigmi, cani), per decidere quali spingere, riprezzare, riscrivere o togliere. Si rifà ogni trimestre con i dati di vendita.
- Mise en place
- La preparazione di tutto ciò che serve prima del servizio: ingredienti puliti, pesati e porzionati, basi pronte, postazioni ordinate. È il momento in cui le grammature della ricetta diventano reali e in cui si decide il food cost del servizio.
N
- No-show
- La prenotazione non onorata senza disdetta. Per un locale è un coperto perso con i costi fissi già pagati: il modo più costoso di avere un tavolo vuoto, perché quel posto era stato tolto ad altri clienti.
P
- Porzionatura
- La definizione e il controllo della quantità di ogni ingrediente per porzione, con bilancia, mestoli tarati o pezzature fisse. È la leva più grande e meno usata per abbassare il food cost senza toccare la ricetta.
- Prezzo di vendita
- Il prezzo in carta di un piatto, IVA inclusa. Si calcola partendo dal costo della porzione, con il food cost obiettivo o il coefficiente, si verifica con il costo completo e il margine in euro, e si arrotonda ai 50 centesimi.
- Prezzo psicologico
- Le tecniche con cui la forma del prezzo influenza la percezione: arrotondamenti, assenza del simbolo dell'euro, scala dei prezzi in carta. In ristorazione i prezzi che finiscono in 9 comunicano discount e non spostano le vendite.
- Prime cost
- La somma di food e beverage cost e costo del personale, in percentuale sui ricavi netti. È il numero che da solo dice se un locale può stare in piedi: oltre il 65% il margine non c'è, a qualunque affitto.
- Punto di riordino
- La giacenza alla quale va fatto l'ordine perché la merce arrivi prima che finisca: consumo medio giornaliero per i giorni di consegna, più una scorta di sicurezza. Si calcola per articolo, dal consumo reale.
R
- Resa (yield)
- La percentuale di un ingrediente che resta utilizzabile dopo pulizia, parature e cottura. Un branzino intero con resa del 48% costa, al chilo di filetto, più del doppio del prezzo di acquisto.
- RevPASH (ricavo per posto a sedere per ora)
- Revenue per available seat hour: i ricavi di un periodo divisi per i posti a sedere disponibili e per le ore di apertura. Misura quanto rende ogni sedia per ogni ora, e mette insieme scontrino medio e rotazione dei tavoli.
- Ricetta standard (scheda tecnica)
- La ricetta scritta con ingredienti, grammature per porzione, procedimento, resa e costo. È il documento che rende un piatto ripetibile da chiunque e calcolabile nel costo, e la base di allergeni e lista della spesa.
- Rincaro dei fornitori
- L'aumento del prezzo di un articolo rispetto all'acquisto precedente. I fornitori lo applicano senza avviso e quasi nessuno ricontrolla le fatture riga per riga: è il modo più silenzioso in cui sale il food cost.
- Rotazione dei tavoli (table turnover)
- Quante volte un tavolo viene occupato nello stesso servizio. Con 60 posti e 90 coperti a cena la rotazione è 1,5. Più rotazione, più coperti con gli stessi costi fissi: è la leva principale dove lo scontrino medio è basso.
- Rotazione di magazzino
- Quante volte in un periodo la merce in magazzino viene consumata e rinnovata: consumo del periodo diviso giacenza media. Una cucina ruota il fresco in pochi giorni; una rotazione che rallenta è prodotto che sta per scadere.
S
- Scarto (sfrido)
- La parte di un ingrediente che non finisce nel piatto: bucce, parature, lische, ossa, cali di cottura. È il complemento della resa e va contato nel costo del piatto.
- Scontrino medio
- L'incasso medio per coperto o per conto: ricavi del periodo divisi per i coperti serviti. Con i coperti al giorno determina il fatturato, e con il margine di contribuzione dice quanti coperti servono per il break even.
- Scorta minima (scorta di sicurezza)
- La quantità di un articolo sotto la quale non si deve scendere, tenuta per coprire ritardi di consegna o picchi di consumo. Entra nel calcolo del punto di riordino.
- Scostamento (food cost variance)
- La differenza fra il food cost reale e quello teorico in un periodo. Misura in euro quello che la cucina ha consumato senza venderlo: sprechi, porzioni abbondanti, scaduti, piatti non battuti.
- Semilavorato (sottoricetta)
- Una preparazione di base usata dentro altre ricette: un fondo, un ragù, una crema, un impasto. Si costifica una volta e il suo costo si ripartisce sui piatti che la usano.
- Shelf life (vita commerciale)
- Il periodo in cui un alimento conserva le caratteristiche previste nelle condizioni di conservazione indicate. Per i prodotti confezionati la fissa il produttore; per le preparazioni interne la fissa il piano di autocontrollo.
- Sprechi alimentari (food waste)
- Il cibo acquistato e non venduto: scaduto in cella, avanzato in preparazione, rifatto, lasciato nel piatto. In un ristorante vale il 4-10% degli acquisti ed è la prima causa di scostamento fra food cost teorico e reale.
T
- TMC (termine minimo di conservazione)
- La data fino alla quale un alimento conserva le sue proprietà specifiche se conservato correttamente: si scrive «da consumarsi preferibilmente entro». Superarla non rende l'alimento pericoloso.
- Tracciabilità
- La capacità di ricostruire il percorso di un alimento, da chi lo ha fornito a dove è finito. Per gli operatori alimentari è obbligatoria (Regolamento CE 178/2002) almeno «un passo indietro e un passo avanti».
U
- Upselling
- Proporre al cliente una versione superiore di ciò che sta ordinando: la bottiglia invece del calice, la bufala invece del fiordilatte, il formato grande. Alza lo scontrino medio senza aggiungere coperti.
Dalle parole ai numeri del tuo locale
Il calcolatore food cost gratuito fa il conto di un piatto in trenta secondi. Per averlo aggiornato su tutto il menu, con i prezzi delle fatture dei fornitori, c'è il software food cost di Qubi.