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Glossario della ristorazione

Costi variabili

I costi che crescono con le vendite: materie prime, bevande, confezioni per l'asporto, commissioni delle piattaforme, extra di sala, lavanderia a consumo.

Il costo variabile principale è il cibo, cioè il food cost. Ma non è l'unico: confezioni, commissioni delivery, lavanderia, pulizie a chiamata e personale extra a servizio seguono le vendite e vanno nella stessa categoria. Nella trattoria dell'esempio pesano il 10,9% oltre al 32% di food e beverage.

La distinzione serve per il break even: quello che resta di ogni euro dopo i costi variabili è il margine di contribuzione, che paga i fissi. Alcuni costi sembrano fissi e non lo sono, come le utenze oltre la quota fissa o il personale a chiamata.

La distinzione dai costi fissi è operativa, non contabile: una voce è variabile se un mese con zero coperti la azzera. La lavanderia a consumo lo è, il canone del noleggio tovagliato no. Lo stesso costo può stare in entrambe le categorie, in quote diverse, come le utenze.

Formula

Costi variabili % = (Costo del venduto + Altri costi variabili) ÷ Ricavi netti × 100; Margine di contribuzione % = 100 − Costi variabili %

Esempio

Trattoria con 32.000 € di ricavi netti: food e beverage 10.240 € (32%), altri variabili 3.500 € (10,9%): extra di sala, quota variabile delle utenze, lavanderia a consumo, confezioni, commissioni, materiale di pulizia. Totale 13.740 €, 42,9%. Ogni euro incassato lascia 57,1 centesimi per i costi fissi.

Valori di riferimento

In un ristorante con sala i costi variabili stanno fra il 40% e il 48% dei ricavi netti: 28-35% di food e beverage più 8-12% di altri variabili. Il peso dei variabili oltre al cibo cambia con il modello: in un locale con molto delivery le commissioni possono valere da sole il 10% dei ricavi; in una trattoria con sala sono poche centinaia di euro.

Perché conta: il margine di contribuzione e il break even

Il complemento dei costi variabili è il margine di contribuzione: 57,1% nella trattoria. È la percentuale che decide il break even: 14.990 € di fissi diviso 57,1% = 26.270 € al mese. Se i variabili salgono al 48% (tre punti di food cost e qualche extra in più), il margine scende al 52% e il pareggio sale a 28.827 €: servono circa 90 coperti in più al mese per restare in piedi.

Il lato positivo: i variabili si governano ogni settimana, i fissi ogni anno. Un punto di food cost in meno vale 320 € al mese nella trattoria, da subito.

Come si fa in pratica

  • 1. Parti dal costo del venduto: giacenza iniziale più acquisti meno giacenza finale, cibo e bevande separati.
  • 2. Aggiungi dal mastro ogni voce che a zero coperti sarebbe zero: extra, confezioni, lavanderia a consumo, commissioni, monouso.
  • 3. Per le utenze separa canone e consumo: il canone va nei fissi, il consumo nei variabili (una stima dal confronto fra un mese di apertura e uno di chiusura va bene).
  • 4. Dividi per i ricavi netti del mese. Ottieni l'incidenza dei variabili e, per differenza, il margine di contribuzione.
  • 5. Sul singolo piatto: costo degli ingredienti più confezione e commissione se delivery. Il resto non si imputa al piatto.

Gli errori più comuni

  • Chiamare variabile solo il food cost: confezioni, extra e commissioni valgono altri 10 punti.
  • Mettere il personale fisso nei variabili perché «dipende da quanto lavoriamo»: dipende dai turni, non dai coperti.
  • Dimenticare gli omaggi e i pasti del personale, che sono materia prima consumata senza ricavo.
  • Non separare cibo e bevande: il 32% aggregato nasconde un food cost al 35% e un beverage al 22%.
  • Usare gli acquisti al posto dei consumi: un ordine grosso il 30 del mese falsa tutto.

Nel gestionale

Il costo del venduto arriva dall'inventario di inizio e fine mese; le fatture importate danno gli acquisti per categoria; le confezioni si costificano dentro le ricette delivery. Le analitiche mostrano l'incidenza dei variabili sui ricavi netti mese per mese e il margine di contribuzione che ne deriva, da leggere accanto ai costi fissi per il break even.

Costi variabili della trattoria da 60 coperti: 13.740 € su 32.000 € di ricavi netti (ripartizione indicativa)

VoceImporto mensileSui ricavi
Materie prime alimentari (food cost)8.320 €26,0%
Bevande (beverage cost)1.920 €6,0%
Personale extra a chiamata1.300 €4,1%
Utenze, quota variabile800 €2,5%
Lavanderia e tovagliato a consumo500 €1,6%
Confezioni e asporto350 €1,1%
Commissioni delivery e pagamenti300 €0,9%
Materiale di pulizia e monouso250 €0,8%

Domande frequenti

Quali sono i costi variabili di un ristorante?

Materie prime alimentari e bevande (il costo del venduto), confezioni per asporto e delivery, commissioni delle piattaforme e dei pagamenti, personale extra a chiamata, lavanderia a consumo, quota variabile delle utenze, materiale di pulizia e monouso. Sono i costi che un mese a zero coperti azzererebbe.

Quanto pesano i costi variabili sui ricavi?

In un ristorante con sala fra il 40% e il 48% dei ricavi netti: 28-35% di food e beverage più 8-12% di altri variabili. La trattoria dell'esempio sta al 42,9%: 32% di cibo e bevande e 10,9% il resto. Un locale con molto delivery sale oltre il 50% per le commissioni.

Che differenza c'è fra costi variabili e food cost?

Il food cost è il costo variabile principale, ma non l'unico: misura solo le materie prime alimentari sui ricavi. I costi variabili includono anche bevande, confezioni, commissioni, extra e consumi. Per il break even serve il totale dei variabili, perché il margine di contribuzione è quello che resta dopo tutti, non solo dopo il cibo.

Le utenze sono costi fissi o variabili?

Entrambi. Il canone e la quota di potenza impegnata si pagano anche a locale chiuso e sono fissi; il consumo di gas, luce e acqua segue i coperti ed è variabile. Nella trattoria: 900 € di quota fissa e 800 € di quota variabile. La stima si fa confrontando un mese di apertura con uno di chiusura.

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