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Glossario della ristorazione

Data di scadenza

Il termine oltre il quale un alimento molto deperibile dal punto di vista microbiologico può diventare pericoloso: si scrive «da consumare entro» e dopo quella data il prodotto non va né venduto né consumato.

La data di scadenza è disciplinata dall'articolo 24 del Regolamento (UE) 1169/2011 e si applica agli alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico: carne fresca, pesce, latticini freschi, pasta fresca, piatti pronti refrigerati. In etichetta compare come «da consumare entro», seguita da giorno e mese ed eventualmente dall'anno. Superata quella data il prodotto si considera non sicuro: per il locale è merce da eliminare, non da usare «ancora per oggi».

Non va confusa con il termine minimo di conservazione, il «da consumarsi preferibilmente entro», che riguarda la qualità e non la sicurezza. Una pasta secca oltre il TMC ha perso un po' di fragranza; una mozzarella oltre la data di scadenza è un rischio. In cucina questa differenza decide cosa si butta e cosa si può ancora servire.

Il terzo concetto vicino è il lotto, che identifica la partita di produzione e serve alla tracciabilità. La Direttiva 2011/91/UE permette di non indicare il lotto quando il TMC o la data di scadenza riportano almeno giorno e mese: in quel caso la data fa anche da lotto.

Perché conta in un ristorante

Gli scaduti sono la forma di spreco più facile da misurare e più difficile da giustificare: il prodotto è stato pagato, stoccato e buttato intero. Nella trattoria da 60 coperti che compra 10.240 € di food e beverage al mese, se il 2% della merce finisce nel bidone per scadenza sono circa 205 € al mese, quasi 2.500 € l'anno, su un utile mensile di 3.270 €.

Il secondo motivo è il controllo: un prodotto scaduto in cella è una non conformità in qualsiasi ispezione, anche se era destinato alla pattumiera. Il terzo è l'inventario: un lotto scaduto lasciato a magazzino gonfia la giacenza finale e fa sembrare il food cost reale più basso di quello che è.

Come si gestisce in pratica

  • 1. Alla consegna controlla la data su ogni collo: un prodotto che arriva con due giorni di vita non ha senso in una cella che ruota in cinque. Se non va bene, lo annoti sul DDT e lo rifiuti.
  • 2. Riponi con il FIFO: il prodotto più vecchio davanti, il nuovo dietro.
  • 3. Prodotto aperto o travasato: etichetta interna con denominazione, data di apertura, scadenza interna e lotto di origine. La data stampata sulla confezione non vale più da quando l'hai aperta.
  • 4. Ogni giorno, all'apertura, un giro della cella: quello che scade entro 24 ore si usa nel menu del giorno o si elimina.
  • 5. Registra ogni eliminazione con quantità e motivo. Senza il registro non saprai mai quanto ti costano gli scaduti.

L'etichetta interna: quando la data originale non basta

La data del produttore vale per la confezione integra, conservata come indicato. Una volta aperta, travasata o porzionata, le condizioni cambiano e con loro la durata. Quanto dura un prodotto aperto lo stabilisce il piano di autocontrollo del locale, che il Regolamento (CE) 852/2004 chiede a ogni operatore: una salsa aperta, una vaschetta di ricotta, un sottovuoto cotto in casa hanno ciascuno la durata che il piano ha deciso e che l'etichetta interna riporta.

Per le preparazioni fatte in cucina vale lo stesso principio: data di produzione, scadenza interna e un riferimento che faccia da lotto. La data va scritta completa: «ven» non è una data, «17/10» sì.

Gli errori più comuni

  • Trattare il TMC come una scadenza e buttare surgelati o conserve ancora buoni: è spreco puro, e riguarda i prodotti più costosi della dispensa.
  • Fare il contrario con i freschi: «è scaduto ieri ma è ancora buono» non esiste.
  • Travasare senza riportare la data: una vaschetta anonima in cella è un prodotto senza storia, e un ispettore la legge come tale.
  • Ordinare sui prezzi e non sulla rotazione: il bancale scontato che scade fra sei giorni costa più di quello a prezzo pieno se ne butti un terzo.

Nel gestionale

Un gestionale di lotti e scadenze registra all'arrivo lotto e data di ogni collo, avverte prima della scadenza e stampa l'etichetta interna delle preparazioni con la scadenza calcolata dalla durata impostata per quella ricetta. Il vantaggio non è l'etichetta in sé, ma una scadenza che non dipende dalla memoria di chi la scrive alle 23 di sabato.

Scadenza, TMC e lotto a confronto

Data di scadenzaTMCLotto
DicituraDa consumare entroDa consumarsi preferibilmente entro (il giorno, oppure fine mese o anno)Lotto, spesso preceduto da una L
Cosa misuraSicurezza: oltre la data il prodotto si considera non sicuroQualità: oltre la data perde gusto o consistenzaIdentità della partita, per la tracciabilità
Prodotti tipiciCarne, pesce, latticini freschi, pasta fresca, piatti pronti refrigeratiPasta secca, conserve, surgelati, olio, farine, caffèTutti i preimballati
Oltre la dataNon si vende e non si serveScelta e responsabilità dell'operatore, sulla qualità del prodottoNon si applica
RiferimentoReg. (UE) 1169/2011, art. 24Reg. (UE) 1169/2011Direttiva 2011/91/UE

Domande frequenti

Si può servire un prodotto il giorno della data di scadenza?

Sì: «da consumare entro il 17/10» include il 17 ottobre. Dal giorno successivo il prodotto si considera non sicuro e non va né venduto né servito. Vale per la confezione integra conservata come indicato: se l'hai aperta prima, conta la scadenza interna scritta sull'etichetta.

Qual è la differenza fra data di scadenza e termine minimo di conservazione?

La data di scadenza, «da consumare entro», riguarda la sicurezza e si applica ai prodotti molto deperibili: oltre quella data il prodotto si considera non sicuro. Il TMC, «da consumarsi preferibilmente entro», riguarda la qualità: oltre quella data il prodotto può aver perso gusto o consistenza, ma non diventa pericoloso per il solo passare del tempo.

La data di scadenza vale anche dopo l'apertura della confezione?

No. La data del produttore vale per la confezione integra e conservata come indicato. Aperta, la durata la stabilisce il tuo piano di autocontrollo e va scritta su un'etichetta interna con la data di apertura e la nuova scadenza.

La data di scadenza può sostituire il lotto?

Sì. La Direttiva 2011/91/UE non richiede l'indicazione del lotto quando il termine minimo di conservazione o la data di scadenza riportano almeno il giorno e il mese, in chiaro e nell'ordine. In quel caso la data identifica la partita e serve anche alla tracciabilità.

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