Food cost reale (passivo, consuntivo)
Il food cost di un periodo calcolato dai consumi effettivi: giacenza iniziale più acquisti meno giacenza finale, diviso i ricavi netti. Include sprechi, porzioni abbondanti ed errori, perché misura quello che è uscito davvero dalla cucina.
Si chiama anche passivo o consuntivo perché si calcola a posteriori, a periodo chiuso. Servono tre numeri: la giacenza a inizio periodo, gli acquisti del periodo e la giacenza a fine periodo. Il consumo è iniziale più acquisti meno finale, e il food cost reale è il consumo diviso i ricavi netti. Senza i due inventari si finisce per misurare gli acquisti, che un ordine grosso fatto l'ultimo giorno rende inutilizzabili.
È il numero che include tutto quello che la ricetta non vede: porzioni abbondanti, scarti oltre la resa prevista, prodotti scaduti, piatti rifatti, pasti del personale non registrati, consegne corte non contestate, ammanchi. Da solo dice se il mese è andato bene; confrontato con il teorico dice perché. Uno scostamento di 1-2 punti è fisiologico, oltre i 3 c'è qualcosa da trovare.
Non va confuso con il costo del venduto, che è lo stesso consumo letto in euro e non in percentuale, né con il food cost del piatto, che viene dalla ricetta e non dal magazzino. E non è un numero di fine anno: calcolato dal bilancio dice che qualcosa è andato storto, non quando né dove.
Formula
Food cost reale % = (Giacenza iniziale + Acquisti − Giacenza finale) ÷ Ricavi netti × 100
Esempio
Giacenza iniziale 4.200 €, acquisti del mese 11.800 €, giacenza finale 4.600 €: consumo 11.400 €. Su 36.000 € di ricavi netti, food cost reale 31,7%. Il teorico dalle ricette vendute era 10.260 €, il 28,5%: 1.140 € e 3,2 punti sono usciti dalla cucina senza essere venduti. Misurato sugli acquisti invece che sui consumi, il food cost sarebbe stato 32,8%: un punto di errore dovuto solo alla scorta cresciuta di 400 €.
Perché conta: è l'unico numero che include quello che non vedi
La ricetta dice che la carbonara costa 1,95 €. Il reale dice quanto è costata davvero la media delle carbonare uscite, con il guanciale a 60 g invece di 45 nelle sere di fretta, le uova rotte, la porzione rifatta perché fredda. Nessuno di questi eventi passa dalla cassa, e tutti passano dal magazzino. Il reale li somma e li mette davanti al titolare una volta al mese.
Nella trattoria da 60 coperti l'utile è 3.270 € al mese. Lo scostamento dell'esempio, 1.140 €, ne vale un terzo. Tre punti fra teorico e reale sono la norma nei locali che non li hanno mai misurati, e scendono a uno o due appena qualcuno inizia a guardarli, perché metà delle cause sparisce quando la brigata sa che si contano.
Come si calcola
- 1. Inventario a inizio periodo: tutto il food in cella, dispensa, congelatore e linea, valorizzato al prezzo di acquisto netto di IVA. Stesso giorno, stessa ora, stesso criterio ogni mese.
- 2. Acquisti del periodo: dai DDT ricevuti nel mese, non dalle fatture, che per le differite arrivano dopo. Solo food: le bevande vanno nel beverage cost.
- 3. Inventario a fine periodo, con lo stesso metodo. Il finale di questo mese è l'iniziale del prossimo.
- 4. Consumo = iniziale + acquisti − finale. Togli pasti del personale, omaggi e trasferimenti ad altre sedi, oppure aggiungili ai ricavi a valore convenzionale.
- 5. Ricavi netti del periodo: incasso ÷ 1,10, per competenza.
- 6. Dividi e confronta con il teorico dello stesso periodo. Lo scostamento in euro è il numero da spiegare.
Le rettifiche: pasti del personale, omaggi, trasferimenti
Il consumo grezzo contiene cibo che non ha generato ricavi: i pasti della brigata, i piatti offerti, gli assaggi di un menu nuovo, la merce spostata a un'altra sede. Lasciati dentro, gonfiano il food cost reale e nascondono lo spreco vero dietro uno spreco apparente. La rettifica si fa togliendo il valore di quel cibo dal consumo, oppure aggiungendo ai ricavi un valore convenzionale per ogni pasto.
Sei persone che mangiano due volte al giorno per 26 giorni sono 312 pasti al mese. A 3 € di materie prime l'uno sono 936 €, il 2,6% dei ricavi: lasciati nel consumo spostano il food cost reale di 2,6 punti, e si cercherebbe uno spreco che non esiste.
Gli errori più comuni
- Saltare l'inventario e usare gli acquisti: il risultato cambia con il giorno in cui arriva il camion, non con come lavora la cucina.
- Inventari fatti in giorni o orari diversi: contare prima del servizio un mese e dopo il servizio quello successivo sposta il consumo di un giorno intero.
- Valorizzare la giacenza a prezzi vecchi: un lotto contato al prezzo di sei mesi fa falsa la giacenza e quindi il consumo.
- Mettere le bevande nel food: alzano il numero e lo rendono inconfrontabile con il teorico delle ricette.
- Fermarsi alla percentuale: il 31,7% non dice niente; i 1.140 € di scostamento dicono dove andare a guardare.
Nel gestionale
Un gestionale di inventario tiene la giacenza aggiornata dai DDT in entrata e dalle vendite in uscita, valorizzata ai prezzi delle ultime fatture. La conta di fine mese diventa una verifica della giacenza teorica, non una ricostruzione da zero, e il food cost reale esce dal confronto fra le due. Le differenze per articolo, non solo il totale, dicono se il problema è il guanciale o il branzino.
Il calcolo del mese, passo per passo
| Passo | Importo |
|---|---|
| Giacenza iniziale (inventario del 1° del mese) | 4.200 € |
| + Acquisti del mese (dai DDT ricevuti) | 11.800 € |
| − Giacenza finale (inventario del 31) | 4.600 € |
| = Consumo di materie prime | 11.400 € |
| Ricavi netti del mese | 36.000 € |
| Food cost reale | 31,7% |
| Food cost teorico dalle vendite | 28,5% (10.260 €) |
| Scostamento | 1.140 € = 3,2 punti |
Domande frequenti
Il food cost reale si può calcolare sugli acquisti?
No, o solo come approssimazione grossolana su periodi lunghi. Gli acquisti dipendono da quando arriva la merce, i consumi da quanta ne usi. Nell'esempio la scorta cresce di 400 € nel mese e il food cost sugli acquisti risulta 32,8% invece di 31,7%: un punto di errore che non ha niente a che vedere con la cucina.
Ogni quanto va fatto l'inventario per il food cost reale?
Ogni mese, come minimo, nello stesso giorno e alla stessa ora. Molti locali contano i prodotti costosi (carne, pesce, formaggi) ogni settimana e il resto a fine mese: dà uno scostamento settimanale su ciò che pesa di più, senza contare tutto ogni volta. Una volta l'anno non serve a correggere niente.
Il food cost reale è sempre più alto del teorico?
Quasi sempre, perché contiene sprechi e porzioni in più che la ricetta non prevede. Se risulta più basso, di solito c'è un errore: giacenza finale sovrastimata, acquisti del mese non registrati, ricette con grammature superiori a quelle che la cucina usa davvero, o vendite non battute. Un reale sotto il teorico va indagato come uno scostamento.
Quanto scostamento fra teorico e reale è normale?
Uno o due punti sono fisiologici: scarti di lavorazione non previsti, assaggi, qualche piatto rifatto. Oltre i tre punti c'è qualcosa da trovare, di solito in una di quattro cause: porzioni non pesate, sprechi per scadenza o rotazione, consegne corte non contestate, ammanchi. I 3,2 punti dell'esempio valgono 1.140 € al mese.
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